Australia, un ricordo indelebile. Un viaggio infinito, dall’arta parte del mondo. Dopo due giorni di viaggio, dopo aver passato vari fusi orari, cambiato aereo, tempi morti tra sbarchi e imbarchi, sembra di non arrivare mai.
Quando sono atterrata a Sidney, ero un po’ disorientata e viene da chiedersi non dove sono ma, quando sono?
Anche perché lì le stagioni sono alla rovescia rispetto a noi.. Ho lasciato l’estate italiana quasi finita, per attraversare poi il caldo torrido e appiccicoso di Singapore, per ritrovarmi infine all’inizio di una fresca primavera!
Ma il disagio è durato pochissimo, giusto il tempo di fare il check-in in hotel, e subito via fuori.. non c’è tempo per dormire.., quando il tempo a disposizione non è quanto si vorrebbe, si cerca di sfruttare ogni attimo per poter visitare il visitabile, avendo anche impegni da rispettare.. I grandi spazi di questo paese, la piacevolezza della vita che si respira in Australia, mi hanno dato un senso di serenità.
Mi è sembrato un paese moderno, ben organizzato, con un sorprendente mix di ovvie influenze britanniche, con qualche tocco asiatico, ma senza scordare però il passato aborigeno.



Anche se in Australia si guida a sinistra e l’architettura riflette principalmente la cultura inglese, i nativi di questa terra hanno una storia vecchia di 45.000 anni, che non può e non deve essere dimenticata, per quanto tanto sia stato fatto per cancellare le origini di questo popolo.
La loro fierezza, le loro tradizioni, si respirano ovunque, basta guardare la loro splendida arte ed i loro bellissimi manufatti artigianali…
Ogni oggetto, ogni disegno, ha un suo significato e riporta ad un passato ormai lontano, ma ben presente anche nei discendenti di antiche tribù, nuove generazioni ormai pienamente inserite nel mondo attuale, ma che non dimenticano le proprie radici.
Mi sono persa tra mille oggetti, uno più bello dell’altro.. Dalle maschere tribali a quello strumento incredibile che è il “didgeridoo”, un tubo di eucalipto, lungo da 1 a 3 metri, che viene suonato a fiato, con un suono davvero particolare. Anticamente, per costruirlo, gli aborigeni sceglievano rami vuotati dalle termiti, poi li ripulivano e li decoravano con disegni rappresentanti figure della loro mitologia.
Dal loro passato arriva anche il ben noto “boomerang”, costruito in modo tale che una volta lanciato, torni a chi l’ha lanciato. Il suo nome deriva dalla lingua della tribù australiana Turuwal, originaria della zona di Sydney e veniva usato dagli aborigeni, sia per cacciare che per i combattimenti tribali.



Tutto questo l’ho saputo da un ragazzo che, vedendomi interessata alla storia aborigena, mi ha ringraziata per il rispetto e l’interesse che ho dimostrato verso le loro origini.
Mi ha così raccontato dei suoi avi, della tribù dalla quale proviene la sua famiglia. La triste storia di una tribù che viveva felice nella propria terra, fino a che non sono arrivati i coloni, ed i suoi avi hanno perso tutto, la loro vita è stata stravolta e la loro terra depredata. Molti di loro sono morti a causa di malattie portate dagli stranieri “che venivano dall’altra parte del mare”.
Nel corso degli anni le tribù hanno perso anche i loro diritti e, ancora oggi, i discendenti di queste tribù lottano per la salvaguardia ed il riconoscimento della propria identità ed il loro legittimo posto nel paese. Storie che non si vorrebbe mai ascoltare.
Comunque Sidney è davvero una bellissima città, situata nel Nuovo Galles del Sud. Molti sono i luoghi che meriterebbero di essere citati.
Cominciando con la famosa Opera House o l’Harbour Bridge, per poi passare al quartiere di The Rocks, il quartiere più vecchio di Sidney, con i suoi vecchi palazzi ed i suoi vicoli. Questo quartiere è nato alla fine del 1700, quando James Cook sbarcò in Australia. Subito dopo gli inglesi vi costruirono un carcere, dove rinchiudevano prigionieri provenienti dall’Inghilterra. Poi con l’arrivo di altri immigrati, si cominciò a costruire, tutto intorno al quartiere, quella che oggi è Sidney



L’oceano offre scorci suggestivi. Le spiagge sono molte, come quella famosissima di Bondi Beach, il paradiso dei surfisti, dove si arriva, dalla spiaggia principale di Sidney, con una passeggiata di circa 5 km, attraverso spettacoli mozzafiato sull’oceano.
Lungo la strada, che costeggia la scogliera, si possono vedere le “piscine anti-squalo”, che si mischiano perfettamente nell’ambiente costiero. Mi hanno raccontato che sono state costruite per invogliare le persone a non nuotare in mare aperto, dove i rischi sono molti per le forti correnti, per i molti pesci velenosi, le meduse prima di tutto e soprattutto per gli squali, soprattutto al tramonto quando le acque sono più calde e si avvicinano pericolosamente alla riva, per cercare cibo, facendo ogni anno molte vittime.
C’è poi la piacevole gita in traghetto alla Manly Beach, dove si può passeggiare tra ristorantini e pub per ascoltare un ottimo jazz, o semplicemente godere della vista della città di Sidney.
Sono molti i parchi e i giardini come quello giapponese e il Royal Botanic Garden dove, tra la ricchezza delle piante australiane, si possono vedere pappagalli, uccelli di vario genere, come Kiwi o Cacatua ed anche volpi volanti, che hanno fatto di questo luogo la loro casa.. Tra le curiosità, una sopra tutte: la copia del famoso “Porcellino” fiorentino, donato alla città di Sidney dalla famiglia fiorentina Fiaschi/Torrigiani.. da buona toscana non potevo non citarlo…



Tra i parchi nazionali, uno mi è rimasto particolarmente nel cuore, quello delle Blue Mounains, con un paesaggio roccioso incredibile, dove si trovano le “three sisters” (1189 mt), tre torri di arenaria, che ricordano molto le 3 cime di Lavaredo.
Ai loro piedi si stende a vista d’occhio la foresta pluviale, tra ciuffi di nuvole perenni dovute alla forte umidità, creando uno scenario molto suggestivo.
A Katomba, cittadina principale del Blue Mountains park, un trenino a cremagliera, con una pendenza del 52%, attraverso tunnel e rocce scende fino all’accesso di un sentiero che porta a visitare le antiche miniere di carbone, dove è ricostruita la dura vita dei minatori alla fine del 1800 per proseguire poi, per chi ha voglia di camminare, nell’interno della foresta pluviale in mezzo a una vegetazione ricchissima di specie botaniche, come l’albero della gomma e molte altre.
Mi sono poi avventurata , con una guida aborigena, all’interno del Royal National Park, uno dei parchi nazionali che conserva antichi insediamenti aborigeni e pitture rupestri di circa 2000 anni fa. Una visita molto interessante, che non dimenticherò facilmente, anche perché ho avuto un incontro ravvicinato con un varano di circa 3 mt. di lunghezza, che è sbucato dalla vegetazione all’improvviso e si è lanciato verso di noi! La guida mi ha detto di non muovermi e di non fare gesti improvvisi.. mi sembrava di essere in Jurassic Park! Poi il nostro ospite inatteso per fortuna si è allontanato ed abbiamo potuto terminare il nostro giro…
Prima di lasciare Sidney, con il pianto nel cuore, sono riuscita a visitare anche il Featherdale Wildlife Park, dove vengono curati animali tipici australiani e poi rimessi in libertà… prendere in collo un cangurino e carezzare un koala non ha prezzo! Un’emozione indescrivibile!





La gastronomia australiana ricorda molto quella anglosassone, dovuta all’influenza dei suoi primi coloni.
Tuttavia, negli ultimi decenni, grazie all’immigrazione differenziata, si sono aggiunti anche piatti della cucina italiana, turca ed asiatica.
Per quanto riguarda la scelta gastronomica quindi, questa è molto ampia e multietinica.
Tra i piatti tipici australiani c’è il “meat pie”, un tortino a base di carne, cotta con cipolla, salsa ketchup, salsa Worcester, origano e noce moscata, poi mescolata ad una specie di emulsione di acqua e farina. La carne viene poi inserita tra due strati di pasta sfoglia e servita come torta salata.
Una specialità tipica australiana è poi la famosa crema spalmabile “Vegemite”, inventata il secolo scorso e poi divenuta famosa tra tutta la popolazione. Si tratta di un estratto di lievito di birra, con aggiunta di estratti vegetali che viene in genere messa sul pane spalmato di burro.
La qualità della carne australiana è ottima. Tra le varie tipologie si trova (purtroppo) anche quella di canguro ( che non ho voluto assaggiare) e quella di alligatore (grigliata, fritta o in polpette). Inoltre carne ed uova di struzzo.
Tra i pesci molto comuni il “barramundi” pescato nelle acque australiane. E’ un pesce dal sapore delicato, simile alla spigola. Si può trovare affumicato, marinato o cucinato con vari crostacei specialmente gamberi ed aragoste.
Tra i dolci, molto popolari sono i “lamingtons”, cubotti di pan di spagna, farciti di marmellata e ricoperti di cioccolata e cocco.




Ma l’Australia è anche produttrice di olio extravergine di oliva, di discreta qualità, sotto il controllo dell Australian Olive Association (AOA), soprattutto nel Sud-est, nella regione di Victoria e nel Queensland, ma si sta espandendo un po’ in tutto il paese.
Molte cultivar sono di provenienza europea, come le nostre cultivar Frantoio, Leccino e Moraiolo o le spagnole Arbequina e Picual.
La produzione di olio d’oliva australiano si è intensificata molto negli ultimi decenni, sempre grazie alla forte immigrazione dall’Europa, con conseguente aumento della cultura alimentare mediterranea.
L’olio extravergine di oliva, si aggiunge quindi alla rosa di prodotti australiani, tra i quali i vini, la cui qualità è conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.
Ho potuto assaggiare alcuni di questi prodotti alla fiera internazionale dell’agroalimentare “Fine Food”, che si volge ogni anno in Australia, in sedi alterne: un anno a Melbourne ed un anno a Sidney.
Io ho avuto la fortuna di partecipare a quella di Sidney, grazie ad un importatore australiano, conosciuto tempo prima ad un’altra fiera a Singapore, che è poi diventato un ottimo cliente per i nostri produttori toscani e che ringrazio per avermi aiutata a conoscere meglio questo paese straordinario…
Il nostro breve viaggio in Australia finisce qui.. ma presto ripartiamo… altro viaggio, altri sapori, altra avventura…

